«La paura di una ricaduta mi accompagna ogni giorno.»
Un tumore alla coscia ha condotto Julia Schwarz, studentessa di veterinaria di 22 anni, su un percorso diverso. Anziché lavorare come veterinaria, la 32enne ora lavora presso la Lega contro il cancro come specialista nella diagnosi precoce del cancro. Ma non può fare completamente a meno degli animali.
Ho ricevuto la diagnosi di sarcoma sinoviale nel 2013, tra due esami del corso di laurea in veterinaria. Ho cancellato immediatamente il secondo esame. Mi sono resa subito conto che stava per succedere qualcosa che avrebbe richiesto tutta la mia forza. La diagnosi mi ha scioccata e ho avuto paura. Avevo solo 22 anni.
Il tumore nella coscia era così compatto che premeva sul nervo sciatico. Per fortuna: senza questo dolore, forse non sarei nemmeno andata dal medico. Il mio primo pensiero è stato: levatemi questo corpo estraneo il prima possibile. Già durante l’operazione l’area interessata è stata irradiata. Poi, per non correre rischi, mi sono sottoposta anche alla chemioterapia.
La cosa spiacevole è che quando avevo il tumore, soffrivo, ma per il resto mi sentivo sana. Durante il trattamento invece stavo proprio male, avevo costantemente la nausea dopo la chemioterapia. Anche a distanza di anni, mi è venuta la nausea quando sono dovuta andare all’Inselspital per un controllo.
Nel tempo libero, mi ricarico soprattutto con il cavallo Molinero che ho in affidamento. Il mio compagno si è preso molta cura di me, ma fortunatamente non mi ha trattata come se fossi una malata terminale.
A seguito del trattamento, una parte del muscolo non c’è più e quando cammino zoppico leggermente. Avevo un’enorme infossatura nel sedere sul lato destro. Mi dava fastidio vederla e mi faceva anche male quando mi sedevo. Per questo motivo mi sono fatta fare un’iniezione di mio grasso nel gluteo. Ora si vede solo una piccola infossatura e una macchia di colore più chiaro dovuta alle radioterapia.
Avrei potuto far prelevare e congelare i miei ovuli prima del trattamento, nel caso che in futuro avessi desiderato avere figli. Ma è un desiderio che non avevo e che tuttora non ho. Grazie alla mia formazione medica, ho anche una visione molto pragmatica: è meglio che non trasmetta i miei geni.
All’università ho superato l’esame annullato, come tutti quelli successivi. Oggi dirigo anche un progetto di ricerca nel campo della salute degli animali e nel tempo libero curo i cavalli come osteopata. Ma non voglio lavorare come veterinaria a tempo pieno, perché non avrei tempo sufficiente per la vita privata.
Non è un caso che io lavori per la Lega contro il cancro dall’estate del 2023. Sono specializzata nella diagnosi precoce. Questo mi dà la bella sensazione di fare attivamente qualcosa per combattere la malattia. Se al lavoro il destino di una persona mi si avvicina troppo, indosso la mia «cuffietta da medico». Questo mi aiuta a gestirlo meglio.
Grazie a Lei, la Lega contro il cancro può sostenere le persone colpite, dare speranza e far progredire la ricerca. La Sua donazione fa davvero la differenza, anche per chi, come me, è stato messo alla prova dalla malattia. Grazie di cuore del Suo prezioso impegno!